Vincenzo Robortella
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Intervento sulla relazione dell'assessore Liberali in materia di formazione e sviluppo in Basilicata

Intervento del 28/07/2015

Grazie Presidente.

Colleghi Consiglieri, Assessore Liberali,

la crisi congiunturale che stiamo attraversando ha imposto la necessità di ritrovare la via di un nuovo sviluppo responsabile e sostenibile, capace di coniugare competitività e qualità di vita e di consolidare il modello ideale di società, acquisito attraverso anni di lotte e conquiste sociali. Una visione di sviluppo a lungo termine che pone l’uomo, l’ambiente e la coesione sociale al centro del sistema socio-economico regionale. Si è avvertita la necessità di un cambiamento radicale, il bisogno di passare da una economia basata sulle risorse ad una economica basata sulla conoscenza. Un mutamento importante che implica una rivoluzione culturale profonda nell’intera società. Un nuovo modo di pensare e di agire, di produrre e di organizzare la cosa pubblica.

Questo è quello che si è iniziato a fare in Basilicata ed è la strada che bisogna continuare a perseguire partendo dalla consapevolezza che la nostra regione sia realtà policentrica, una rete di vocazioni territoriali che creano valore dalla loro interazione e integrazione e riconoscendo nella competitività del sistema produttivo locale la strategia vincente di crescita e di sviluppo.

Uno sviluppo che passa da riconoscimento della necessità di una maggiore qualificazione del capitale umano quale uno dei fattori produttivi essenziali per crescita e l’innovazione dei sistemi produttivi moderni, oltre che essere tra gli obiettivi di Europa 2020. Parte essenziale della competitività del sistema è, infatti, costituita dalla qualità e dalla sistematicità delle attività di istruzione e formazione a disposizione dei lavoratori, dei quadri, dei manager, e degli imprenditori lungo tutto l’arco della vita. Tale contenuto rappresenta dunque non solo un obiettivo di Welfare ma anche un primario strumento della competitività della Basilicata, favorendo il continuo miglioramento delle capacità manageriali e organizzative delle imprese.

Per fare questo devono essere considerati un mix di fattori che partono dalla crescita qualitativa del sistema scolastico e l’innalzamento dello standard dei percorsi formativi fino rafforzare il sistema della ricerca e innovazione, avendo sempre attenzione alla creazione di un lavoro qualificato.

Le politiche attive sono uno dei fattori-chiave dell'attrattività di un territorio e di un sistema economico: rivestono un'importanza cruciale. Bene allora la sperimentazione avviata con i vari Avvisi pubblici  su nuove politiche attive del lavoro che producano conoscenza e nuova occupazione. Dobbiamo, questo è uno dei compiti maggiori del livello regionale, potenziare il lavoro sviluppando le competenze. Il potenziamento dell’offerta di politiche attive del lavoro, la formazione, la ricollocazione non deve avere esclusivamente carattere emergenziale ma dovrà accompagnare il cittadino “life long learning” secondo il principio di educazione permanente per cui viene stanziato il Fondo Sociale Europeo.  Al centro della politica regionale della formazione e dei servizi all'impiego deve stare il concetto di empowerment: cioè le azioni tese ad innalzare il livello di competenze, di istruzione e di formazione della popolazione lucana ad incrementare l'occupabilità dei cittadini. La Regione deve mettere in campo tutte le azioni per rendere più competitivo il proprio territorio.

E come si è evidenziato, tale lavoro deve essere eccellente, vicino ai territori, in grado di essere realmente adeguato alla richiesta di formazione delle imprese. Penso, in particolare, agli Avvisi Pubblici “ Sportello Impresa Formazione Continua – SPIC” , “Formazione continua per la riorganizzazione innovativa dei modelli produttivi nel settore automotive della Basilicata”, “Qualificazione tecnica nel comparto Oil e Gas”: interventi che evidenziano la necessità di coniugare sempre più la declinazione territoriale specifica che risponda ai bisogni del mercato del lavoro e degli specifici indotti della Basilicata.

Dobbiamo incentivare ulteriormente gli interventi a sostegno di settori e/o progetti suscettibili di sviluppo e non solo verso aziende in crisi, a partire dalla scelta già introdotta di sostenere le imprese più dinamiche nel territorio al fine di favorire gli investimenti in tema di ricerca e di innovazione.

Più in generale occorre valorizzare le istituzioni e le attività di ricerca scientifica e di alta formazione rafforzandone gli elementi di rete e di sistema che riesce oltreché a garantire livelli qualitativi elevati anche un rilevante grado di interrelazione positiva col sistema delle imprese. Un adeguato sostegno alla diffusione della ricerca applicata da parte delle imprese comprese quelle piccole e medie è una delle priorità su cui impegnare risorse ed energie, in coerenza con quanto definito in fase di programmazione.

L’innovazione è lo strumento fondamentale che ci permette di realizzare nel tempo questa trasformazione. Una leva speciale da utilizzare in modo appropriato, con lucidità, coerenza e determinazione in funzione dei cambiamenti che vogliamo realizzare.

I dati della UE parlano chiaro: crescono di più e meglio i paesi che hanno speso più e meglio per innovazione, ricerca, istruzione, formazione e sostegno alla creazione di impresa, e crescere è la priorità per la nostra regione. E’ di fondamentale importanza incoraggiare le nuove forme di imprenditoria, in particolare attraverso la definizione di bandi per un agile accesso a "importi limitati e di rapida erogazione" per un settore che fa della dinamicità la propria forza. Allo stesso tempo, mantenere il sostegno agli incubatori d’impresa, per sostenere le piccole imprese nella fase di accelerazione, concentrando l’attenzione su settori economici dove il nostro territorio ha (o potrebbe avere) un vantaggio competitivo. Proporre, condividere e realizzare una “smart specialisation strategy” costruita su una solida analisi degli “asset” regionali investendo sui nostri punti di forza, in un mondo nel quale la contiguità territoriale diviene meno rilevante rispetto alla capacità di far parte di reti e filiere di sviluppo. Innovare quindi facendo leva sulle forze e le specializzazioni dei territori, puntando a valorizzare le tante eccellenze toscane la dove si può fare rete e valore aggiunto sulle singole tematiche per rendere più competitiva, sullo scenario mondiale, l’intera regione.

Ancora una volta la programmazione del sistema degli incentivi alle imprese va quindi finalizzata a favorire i processi di filiera e la creazione di reti, a migliorare l’innovazione di prodotto e di processo, a favorire la nascita di nuove imprese nei settori innovativi, a incentivare l’acquisizione di certificazioni ambientali e di responsabilità sociale, a favorire l’adeguamento dimensionale e patrimoniale, ad una maggiore e più qualificata internazionalizzazione delle imprese.  Più in generale occorre garantire a tutto il sistema delle imprese un livello adeguato di sostegno ai loro processi di investimento innovativo, concentrando su tale attività le risorse che saranno disponibili nel nuovo contesto dei programmi comunitari e della finanza pubblica nazionale.

In questo contesto sembrano utili lo strumento del distretto tecnologico, opportunamente rivisto e rafforzato sulla base delle esperienze fin qui maturate, e la riunificazione delle competenze, oggi frammentate in più centri decisionali, relative a sviluppo economico, ricerca e innovazione, politiche di promozione territoriale. Non sbagliare una mossa in questo settore è obbligatorio.

Le risorse pubbliche vanno utilizzate prioritariamente per favorire la capitalizzazione e l'accesso al credito delle piccole e medie imprese e delle startup innovative. Bisogna ulteriormente promuovere iniziative di credito mirate all'innovazione e alla internazionalizzazione delle Pmi, per esempio sostenendo con forza lo strumento delle reti d'impresa.

Il  sostegno alla ricerca ed innovazione nelle imprese e la necessaria selettività delle politiche industriali e di sviluppo locale rappresentano il mezzo più efficace di supporto alla nascita, crescita ed innovazione delle imprese. Tuttavia, ciò ha comportato in parallelo, la necessaria revisione della legislazione regionale di settore in particolare per quanto concerne il comparto delle imprese artigiane. L’artigianato non solo rappresenta un investimento culturale legato alla preservazione delle antiche tradizioni, di prodotti e oggetti tipici ma è anche un fattore fondamentale di coesione, un ponte tra le generazioni, patrimonio e opportunità di occupazione e sviluppo del territorio. Io stesso ho presentato una proposta di Legge, “Disposizioni per valorizzazione delle attività artigianali e degli antichi mestieri”, che comporta la necessaria revisione  della legislazione regionale di settore in particolare per quanto concerne il comparto delle imprese artigiane.

Sempre in riferimento alla necessità della revisione di alcune leggi di settore, non va dimenticato il lavoro che la Giunta e questo Consiglio ha svolto al fine di promuovere e sviluppare la cultura e l’esperienza cooperativa in Basilicata. Tutti abbiamo riconosciuto la necessità di aprire un percorso che ha portato alla riforma della legge regionale sulla cooperazione, con l’obiettivo di definire una proposta che persegua la valorizzazione e lo sviluppo del sistema sia dal punto di vista sociale e relazionale, sia dal punto di vista economico.

Le scelte strategiche, Assessore, che guideranno lo sviluppo del sistema economico e produttivo regionale devono mantenere questa stretta connessione con la  più complessiva competitività dei territori, dei sistemi locali, dell’insieme della società lucana,  coinvolgendo sempre più i territori nell’ambito della metodologia sperimentata e che dovrà essere ulteriormente affinata in relazione alle nuove sfide e priorità. 

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