Vincenzo Robortella

Intervento su decreto"Sblocca Italia"

 

Intervento del 23/09/2014

Credo sia una scelta importante quella di convocare un Consiglio Regionale per affrontare un confronto serio, proficuo sul decreto rinominato "Sblocca Italia". Lo dico senza retorica con la voce con chi si è posto sin dal primo momento accanto al Presidente Pittella, esprimendo pieno sostegno e fiducia. Ho visto un Presidente che ha saputo portare avanti, senza facile propaganda e con eccezionale lucidità una battaglia di rivendicazione ed ogni possibile sforzo per trovare un accordo, ottenere perentorie garanzie e dando un contributo autorevole al processo di riforma nazionale che il Governo centrale ha delineato nel decreto. 



Vi chiedo e mi chiedo, però, proseguire uno sterile atteggiamento divisorio, un gioco forza, alterare il tono della discussione quasi a dimostrare chi è il più forte, avrebbe davvero garantito la difesa negli interessi dei lucani o forse con la trattativa, con la forza di un atteggiamento schietto, aperto, con la volontà di misurarsi con questa nuova sfida che si è prodotto qualche avanzamento a favore della Basilicata da parte del Governo centrale. In questa partita, così com'è stata definita, credo che abbiamo dimostrato il coraggio di una regione che porta avanti le sue posizioni, le sue ambizioni, le sue aspirazioni con un sano realismo, con la volontà di riequilibrare da un lato l'autonomia del Governo del territorio, dall'altro l'intesa nazionale, ribadendo la necessità di incrementare la tutela dell'ambiente, l'attenzione alla coesione sociale e la creazione di nuovo lavoro in loco. 

L'abbiamo fatto mettendoci trasparenza e chiarezza delle istanze, volontà di concertazione, richiesta forte di attenzione e di concreta azione alla sostenibilità, allo sviluppo sociale, economico ed occupazionale. 

L'esigenza di un accordo, ma anche di chiarezza tra le parti, ha aspirato il tavolo del confronto con il Governo e nel rispetto dei ruoli tra le istituzioni. 

La Basilicata ha saputo far imprimere il proprio contributo ad importanti e irrinunciabili progetto di riforma che il paese da tempo invoca. 

In questa particolare fase storica, non possiamo limitarci a proclamare la nostra autonomia sic et simpliciter. Quello che ai lucani serve, è avere la capacità di ottenere risposte concrete con intervento che ci metta nelle condizioni di attivare processi virtuosi per le comunità locali. 

In questa fase si apre una stagione nuova per la nostra Regione, di rivendicazione seria per ottenere risultati tangibili sul tema della sostenibilità ambientale, dell'occupazione, dell'investimento infrastrutturale, ponendo le basi per una relazione corretta e proficua a partire da qui, tra Stato e Regione. 

Una frattura tra interessi nazionali ed interessi locali, tra dinamiche di rappresentanti, entrambi legittime, tra istituzioni non aiuta nessuno ed indebolisce solamente la tenuta democratica complessiva. 

La nostra visione deve fondarsi su un equilibrio sostanziale, ben definito, di relazione e potere tra stato e Regioni. 

La vicenda relativa al petrolio è parte di un confronto complessivo con lo Stato, circa il più corretto assetto delle competenze tra centro e periferia. 

Il nostro deve essere un regionalismo che non si inscrive in una visione di separazione tra Stato e Regioni, bensì di leale collaborazione tra soggetti avente uguale dignità istituzionale, anche nell'ottica di una maggiore responsabilizzazione delle istituzioni locali nell'affrontare e risolvere le grandi questioni dello sviluppo del paese. 

La questione petrolio e con esso la questione sviluppo, difesa del territorio, salvaguardia ambientale, sono troppo importanti per essere considerati strumenti di potere, oggetto di tentativi di appropriazione e riappropriazioni di competenze. 

La stessa logica regionalista non rammentata, non conflittuale, non subordinata, ma solidale e consapevole, derivata da un'idea di politica forte, portata avanti con disegno programmatico e coerenza strategica, deve caratterizzare l'approfondimento ed il confronto necessario sull'articolo 38 del Decreto che richiede, a mio parere, Presidente, un'ulteriore concentrazione, una condivisione di intenti sia a livello locale, ma anche e soprattutto con le altre regioni. 

Questo, a mio parere, è un'azione dovuta da parte delle Regioni interessate, per legittimare la propria specialità, ma anche per rispondere ad una domanda di cambiamento molto forte che viene dal paese, come pure dai cittadini dei territori. 

Non c'è dubbio che lo snodo da cui partire sia la riforma del Titolo V che ne riorganizzi i livelli ed il rapporto tra i vari enti. 

In questo scenario, la Basilicata può essere portavoce di un dibattito tra le regioni che elabora un nuovo disegno di governance. 

La invito, Presidente, ad attivare e promuovere ulteriormente il confronto tra tutti gli Amministratori locali dei territori interessati alle estrazioni, tanto per determinare una visione comune di intenti e rafforzare a più voci la richiesta di un'accelerazione sulle materie ambientali e sanitarie, quando sulle questioni relative allo sviluppo da parte del governo centrale. 

Il consiglio di oggi rappresenta un ulteriore tassello alla grande esigenza di responsabilità e di attendibilità che il nostro lavoro pretende. 

La questione petrolio è con ogni evidenza una questione che ne racchiude tante altre, la convocazione di oggi rappresenta l'occasione decisiva per aprire una discussione generalizzata, ampia, un confronto a tutto campo sulla società lucana su ciò che vogliamo essere, sulla fisionomia delle relazioni tra autonomie locali e governo nazionale che sta cambiando. 

Dobbiamo essere capaci ad individuare i vantaggi localizzativi adottando sul merito delle tematiche estrattive, il linguaggio della chiarezza, scartando il gioco della demagogia. 

La trattativa e l'impegno da parte della Basilicata ha fatto sì che ad oggi abbiamo finalmente strumenti necessari per intervenire a favore dei cittadini lucani, per sfruttare le rilevanti risorse che a causa di leggi stratificate, troppa burocrazia, posizioni a volte contorte, non hanno prodotto la necessaria ricchezza. 

È giusto che lo sfruttamento degli idrocarburi, rappresenta per chi vive il territorio un elemento di ricchezza, sotto forma sia di maggiore occupazione e sia di investimenti per il potenziamento infrastrutturale. 

Per la prima volta, nonostante lo sforzo fatto in tutti questi anni, viene riconosciuto il principio della non assoggettabilità di una parte delle royalties al Patto di Stabilità. 

Grazie al Decreto, per un triennio saranno escluse dal Patto di Stabilità le spese sostenute dalle Regioni per la realizzazione di interventi di crescita economica e di miglioramento ambientali. 

Si tratta di una risposta concreta per la Basilicata che adesso, attraverso le proprie risorse e sfruttando l'enorme ricchezza del proprio sottosuolo, sarà in grado di crescere e rilanciare la propria economia. 

I 50 milioni di royalties del 2014, svincolati dal patto di stabilità interna e quelli che si sommeranno nei prossimi anni, fino al 2018, rappresentano per il nostro territorio una boccata d'ossigeno, la luce che si intravede infondo al tunnel. 

Condivido pienamente, Presidente, la volontà di istituire un fondo finalizzato all'attivazione di misura a favore della coesione sociale per i lucani, al fine di rispondere in termini finanziari più ampi alla rassegna dei bisogni sociali, con progetti ad ampio raggio. 

Questa volta non possiamo prescindere da una gestione più virtuosa e proficua del tesoretto della Regione. I 50 milioni devono essere immediatamente utilizzati per il pagamento dei debiti e la ripresa dell'economia locale. 

Non possiamo più permetterci spese improduttive. 

Questa nuova fase del petrolio deve essere accompagnata da una lungimirante e vera programmazione, una riorganizzazione di quei pezzi del sistema che non hanno funzionato. 

Ora tocca a noi saper spendere meglio questo denaro, attivare un utilizzo intelligente e virtuoso delle risorse petrolifere e del territorio. 

Tocca riprogrammare completamente finalizzando tali somme all'inclusione sociale ed alla messa in sicurezza del territorio, oltre che per il sostegno ai giovani ed ai lavoratori disoccupati e senza ammortizzatori sociali, andando tutto via, al di là dell'approccio assistenzialista che ha finito per perdere molte risorse in una micro progettualità locale di medio e basso livello ed a scarsi risultati. 

Finalmente abbiamo la possibilità di investire queste risorse liberate, indirizzando l'attenzione a misure per l'occupazione e lo sviluppo. 

Ora tocca a noi delineare le scelte virtuose da mettere in campo, per questo richiedo uno sforzo di serietà, responsabilità ed un duro lavoro da parte di tutti quanti noi.

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