Vincenzo Robortella
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Intervento su "Sostegno all'Università degli Studi della Basilicata per la promozione di uno sviluppo regionale di qualità"

 

Intervento  del 29/07/2014

Grazie, Presidente. 

Illustri Assessori, colleghi Consiglieri, il dibattito odierno costituisce un momento cruciale per una seria riflessione che, partendo dagli obiettivi stabiliti ed in parte raggiunti, possa contribuire a definire le linee di indirizzo della futura azione dell'Ateneo lucano; una discussione resa oggi particolarmente significativa, visto che il nuovo Rettore, la professoressa Aurelia Sole a cui rinnovo i miei migliori auguri di buon lavoro, è in carica da appena un mese ed alla luce del difficile scenario complessivo dell'Università lucana ed italiana, ulteriormente aggravato dalla persistente crisi economica che ci circonda. 



Non possiamo nascondere quanto il tema affrontato oggi mi sia caro e non solo perché mi lega un valore affettivo di studente dell'Ateneo Lucano, ma soprattutto perché è l'occasione significativa di incontro tra mondo accademico ed istituzioni, nella quale riaffermare il ruolo strategico della nostra Università nella crescita e nello sviluppo di questa regione. 

Nella complessa articolazione della società contemporanea, il sistema universitario costituisce il motore fondamentale dell'avanzamento culturale e della formazione dell'intera società civile, perché rappresenta il canale attraverso cui si trasmettono saperi e strumenti idonei ad aumentare con progressione costante il patrimonio delle conoscenze. 

Il mondo universitario è creatore del tempo stesso, scrigno dell'intera cultura: tecnologia, scienze, arte, letteratura, filosofia, storia. 

L'efficienza di una Università si misura nella capacità di conservare il passato, di dare forma al futuro e di trasmettere alla società un impulso fondamentale per lo sviluppo civile, economico e culturale. 

Molte sono le criticità delle Università italiane, presenti in differenti misure e intensità nei diversi atenei e che colpiscono anche l'ateneo lucano rendendo particolarmente difficile anche il nostro lavoro. 

Alcune di esse hanno origine nelle disposizioni normative e nelle scelte politiche centrali; insufficienti finanziamenti per le istruzioni universitarie per la ricerca, insufficienti incentivazioni dei finanziamenti a fronte del prodotto didattico e scientifico e della sua qualità. 

Altre criticità dipendono da problematiche locali che attengono all'organizzazione delle politiche adottate dal singolo ateneo, come apparati amministrativi poco finalizzati alla funzionalità dell'attività, insufficiente attenzione ai servizi ed alle strutture poste a disposizione degli studenti, insufficienti rapporti con l'esterno quando l'Ateneo è avulso dal contesto del territorio e dalle realtà produttive ed imprenditoriali. 

Per poter degnamente affrontare l'impegnativo tema, dobbiamo cominciare con il definire che cosa sarà o meglio che cosa vogliamo che sia l'Università della Basilicata del futuro. 

A fronte di tante criticità, io desidero un Ateneo sempre più punto di riferimento per la qualità e la pertinenza della sua istruzione e formazione, destinazione privilegiata di studenti, studiosi e ricercatori anche da altre regioni, e se intendiamo tutti riaffermare la centralità dell'Università in regione, il nesso strettissimo ed indispensabile tra formazione, innovazione e sviluppo sociale, non possiamo escludere un nodo purtroppo oggi assai problematico, che sta appunto nella necessità di investire sempre più in istruzione, formazione, cultura e ricerca. 

Il tema di oggi è più importante che mai, e ribadisco, non solo per questioni di orgoglio di studente del nostro Ateneo, ma per le importantissime ricadute di natura economica e sociale che la presenza del nostro Ateneo rappresenta. 

Un'Università che in condizioni tanto ardue, spesso messa in discussione e delegittimata, pur tra mille ristrettezze economiche è riuscita a produrre risultati di ricerca spesso assai apprezzati; un'università che educa generazioni di giovani, profondamente motivati e desiderosi di impegnare le proprie energie anche per il bene della regione e del paese. 

Un'Università come questa ha ragione di rivendicare maggiori investimenti, ma un maggiore rispetto ed un maggiore impegno. 

Il paradosso: la divaricazione tra i risultati raggiunti dal nostro Ateneo, a volte anche eccellenti, e le risorse quasi sempre scarse, mette in evidenza i difetti, ma anche le potenzialità del sistema universitario regionale. 

In altre parole, dimostra in modo inoppugnabile che ad accresciute risorse corrisponderebbe rapidamente una crescita in termini positivi: l'elevazione degli standard, l'attrattività del sistema per ricercatori italiani e stranieri, la scomparsa delle principali cause della fuga dei cervelli, la promozione della qualità e del talento e il ricambio delle intelligenze. 

Se il Governo nazionale si mostra nuovamente incapace di intervenire assicurando una distribuzione equa ed efficace di investimenti tangibili per la formazione, allora il governo Regionale ha il dovere e l'onere di impostare una politica fatta di investimenti seri, tangibili, lungimiranti per il mantenimento, la crescita e l'avanzamento del nostro Ateneo. Al rischio di marginalizzazione dobbiamo contrapporre il coraggio di riaffermare il ruolo culturale e sociale di un grande Ateneo del Sud. 

L'Università di Basilicata deve diventare soggetto sociale di dinamiche virtuose per il territorio lucano, su cui preme fortemente l'emergenza di un tessuto produttivo, economico e sociale in questo momento molto fragile. 

I giovani lucani, in particolare, devono continuare ad usufruire sul territorio di un centro di ricerca di ottimo livello, capace di erogare una didattica che consenta il conseguimento di un'alta formazione, adeguata alle sfide competitive del mondo del lavoro. 

Nel contesto di difficoltà economica del paese, a cui si aggiunge la diminuzione delle richieste di immatricolazione per effetto del calo demografico, la crescente competitività nazionale, nonché gli elevati costi connessi agli studi universitari, il nostro Ateneo non può rinunciare ad essere protagonista di un progetto culturale finalizzato al cambiamento, alla crescita sociale ed economica del nostro territorio, confrontandosi così con le migliori tradizioni scientifico-didattiche presenti sia a livello nazionale che internazionale. 

Ritengo, a tal proposito, cruciale l'obiettivo strategico indicato nel piano di consolidamento dei processi di internalizzazione e cooperazione interuniversitaria, quale potenziamento delle partnership con Università Europee ed extra comunitarie. 

Estremamente importante l'obiettivo strategico di realizzare adeguate politiche volte ad incentivare ulteriormente il processo di internazionalizzazione, sia nell'ambito delle attività formative che di ricerca, anche ottimizzando le grandi possibilità offerte dal Campus. 

La strategia di internazionalizzazione dell'Ateneo deve essere caratterizzata da un lato al consolidamento delle azioni esistenti, unito ad un ampliamento mirato di partnership e collaborazioni, dall'altro dal proposito di incrementare l'aspetto qualitativo dei propri rapporti internazionali. Penso ad una maggiore promozione del programma Erasmus, che consenta lo sviluppo di scambi tramite la mobilità non solo di studenti, ma anche di docenti e di personale. 

L'impegno per lo sviluppo della nostra Università deve essere caratterizzato da una strategia tesa a creare un'azione di sistema per essere in grado di intercettare quante più risorse possibili, anche nella nuova programmazione comunitaria Horizon 2020. 

Per affrontare e vincere questa sfida occorre realizzare e rafforzare l'accesso agli ambiti formativi che registrano maggiori richieste legate alle opportunità del mondo del lavoro. 

Il contesto territoriale regionale richiede un forte contributo ai processi di innovazione connessi al trasferimento dei risultati della ricerca, anche attraverso la costituzione di partenariati con le imprese e/o la costituzione di spin off. 

Esperienze recenti sottolineano come questo ambito di intervento può valorizzare i nostri laureati facilitando l'inserimento nel mondo del lavoro. Bene fa l'accordo di programma a prevedere un importante stanziamento economico volto al consolidamento e alla diversificazione dell'offerta formativa tra Potenza e Matera, secondo le istanze del territorio. 

Oggi è forte l'esigenza di aprire una fase nuova, che veda l'Università della Basilicata caratterizzarsi, nel contesto del sistema universitario locale, per un forte impegno volto a contribuire alla soluzione dei problemi del territorio lucano, in particolar modo connessi al ritardo nella crescita rispetto ad altre aree del paese, alla competizione globale ed ai temi occupazionali, specialmente dei giovani in possesso di alta formazione. 

E' indispensabile investire in azioni che coniugano il contributo dell'Unibas alle esigenze e alle strategie locali e regionali, avviando così una più stretta cooperazione con le imprese, al fine di garantire una maggiore divulgazione e valorizzazione delle nuove conoscenze nell'economia e nella società. 

In tal contesto fondamentale è il ruolo che dovrà sempre più esercitare il nostro Ateneo nell'ambito della propria mission, che sarà quella di garantire una didattica di qualità e una ricerca competitiva associate a nuovi modelli di trasferimento delle conoscenze, quale doveroso contributo alle esigenze di sviluppo del territorio lucano e dell'intero paese. 

Questa grande opportunità richiede alla politica scelte adeguate per assicurare al nostro Ateneo le risorse necessarie ad una ulteriore fase di crescita in grado di rispondere alle tante attese interne del territorio. 

Ciò richiede, da parte nostra, un'attenzione ed un monitoraggio costante, così come si sta facendo oggi, al Piano di sviluppo dell'Ateneo lucano, al cui interno trovano spazio gli obiettivi da raggiungere nei diversi settori, sia i modi, sia i tempi e sia i luoghi degli interventi. 

Il nostro lavoro deve mirare a rendere l'Ateneo di Basilicata una forza propulsiva per la crescita culturale e lo sviluppo economico e sociale del territorio, attraverso uno stretto coordinamento con la Regione e con le istituzioni. 

Penso ad un Ateneo innovato grazie alla semplificazione delle procedure, ad una offerta formativa rafforzata, alla creazione di centri multidisciplinari per la ricerca di base e scientifico-tecnologica, alla relazione con il territorio. 

Credo sia strategicamente rilevante la scelta di incentivare e sostenere lo sviluppo delle attività dei poli tecnologici in vari settori di interesse, come materiali, ambiente, campi ingegneristico, biotecnologie ed agroalimentare, che possano contribuire a soddisfare particolari esigenze e richieste provenienti dal territorio e garantire alto valore aggiunto ad attività condotte anche in sinergia con enti ed istituzioni operanti nel contesto locale, regionale, nazionale ed internazionale. 

Le finalità da raggiungere sono per me queste, quindi aumentare significativamente la visibilità della nostra Università in ambito nazionale ed internazionale per tutti i percorsi di studi e le attività di ricerca; affermare la nostra Università sul territorio come motore per l'innovazione e lo sviluppo, interlocutore privilegiato sui grandi temi sociali, economici e culturali; rendere l'Università protagonista nella promozione di iniziative culturali e nella divulgazione e valorizzazione dei beni paesaggistici, storici e culturali. 

Tali finalità devono essere perseguite tenendo al centro di ogni programmazione il miglioramento della qualità del servizio offerto agli studenti, rendendoli sempre più partecipi della vita e del governo dell'Università, offrendo loro una esperienza complessiva di socializzazione e di formazione civile, oltre che culturale. 

Punto di forza della strategia di sviluppo individuata dal piano è certamente il rafforzamento della pluralità dei saperi che oggi lo caratterizza. Ciò consentirà di migliorare la posizione del nostro Ateneo nel sistema universitario nazionale garantendo, da una parte, un maggior peso nell'attribuzione del fondo di finanziamento ordinario da parte del Miur e scongiurando, dall'altra, il grave rischio di una progressiva marginalizzazione. 

A tale proposito, vorrei esprimere tutta la mia più sincera soddisfazione per la nuova laurea magistrale in Geoscienze e Georisorse, attivata nel Dipartimento di Scienze dell'Ateneo, un percorso di studi in sintonia con le richieste del mercato del lavoro e con le peculiarità di una regione, quale la Basilicata, ricca di risorse naturali, come uno straordinario laboratorio naturale per docenti, ricercatori e studenti. 

Tutte le attività dell'Università devono essere programmate e realizzate tenendo conto della centralità degli studenti. A tal fine ritengo valida l'impostazione di incentivare le attività di orientamento in ingresso con un progetto complessivo di iniziative che possa migliorare il raccordo con gli istituti di istruzione secondaria, al fine di intervenire più efficacemente sia sulle scelte dei corsi di studio che sulle competenze acquisite negli studi preuniversitari in itinere e in uscita dal percorso di studi, ai fini della riduzione della dispersione studentesca e ai fini del collocamento nel mercato del lavoro. 

Abbiamo il dovere di garantire il diritto allo studio e dare l'opportunità a tutti di poter studiare. E' importante che il piano tenga conto di quei principi costituzionali, quali quello all'istruzione e all'educazione. 

Dobbiamo garantire la destinazione di cospicue risorse finanziarie a vantaggio del diritto allo studio universitario, una priorità da salvaguardare anche e soprattutto in un periodo di carenze di risorse. 

E nonostante le strette della spending review, dobbiamo ribadire che non c'è alcun volontà politica ad aumentare le tasse. Aumentare le tasse significherebbe privare i meno fortunati della possibilità di costruirsi un futuro ed inoltre creerebbe un elitarismo inaccettabile. 

L'Università non può e non deve essere luogo per pochi eletti, scelti magari sulla base del reddito o del conto in banca, ma è luogo di inclusione, spazio di libero accesso al sapere. 

Una strategia di sviluppo dell'Ateneo non può essere realizzata senza il coinvolgimento e la partecipazione attiva dei professori e dei ricercatori, del personale tecnico amministrativo e degli studenti stessi, attraverso la concertazione con un metodo di lavoro nella ricerca di soluzioni adeguate e condivise ai complessi problemi che l'Ateneo lucano ha. 

Ritengo prioritario il potenziamento dei servizi offerti, con l'impegno di migliorare le infrastrutture (aule, aule informatiche, biblioteche, mense e residenze), potenziare i servizi informatici, disporre di una organizzazione amministrativa competente, efficace ed efficiente, a supporto delle attività di didattica e di ricerca. 

Il nostro Ateneo vive sulla fase della centralità del lavoro realizzato da tutte le persone che operano al suo interno. E' doveroso rivolgere loro la massima attenzione, in particolar modo in riferimento alla valorizzazione e alla crescita professionale di ciascuno, nel rispetto della dignità di ogni singola persona e del lavoro svolto. 

Il miglioramento dell'efficienza e dell'efficacia del nostro Ateneo passa certamente attraverso l'adozione di politiche per il personale, che siano coerenti con gli obiettivi generali dell'Ateneo e rispondano alle esigenze di un nuovo modello di Università, capace di essere concorrenziale con i migliori atenei. 

Tale piano di reclutamento deve, in ogni caso, essere basato su documentate carenze e motivate esigenze a fronte del carico didattico e del prodotto scientifico, che garantisca gli standard qualitativi,i criteri di trasparenza e di merito che il nostro Ateneo deve perseguire. 

Raggiungere questi obiettivi significa consentire una lunga vita alla nostra Università, come un costante punto di riferimento, non uno sterile rimpianto di ciò che poteva essere. 

Soltanto in questo modo può diventare un faro che proietta la sua luce verso il futuro.

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