Vincenzo Robortella

Intervento su legge regionale 5 ottobre 2009, numero 31, articolo 6

 

 

Intervento su LEGGE REGIONALE 5 OTTOBRE 2009, NUMERO 31, ARTICOLO 6 - SESSIONE COMUNITARIA - DELIBERA DI GIUNTA REGIONALE NUMERO 628 DEL 26 MAGGIO 2014 AVENTE AD OGGETTO: "SESSIONE COMUNITARIA DEL CONSIGLIO REGIONALE EX ARTICOLO 6, LEGGE REGIONALE NUMERO 31/2009.

 

 

Intervento del 15/07/2014

 

Grazie, Presidente. Presidente, Assessori, colleghi Consiglieri, la crisi economica e finanziaria ha fortemente colpito il sistema regionale. Gli anni di congiuntura non sono finiti, la depressione economica e sociale della nostra regione segna la vita dei cittadini, le condizioni del tessuto sociale e produttivo e, a volte, la stessa democrazia. 



Tutto appare sempre più fragile ed instabile, una regione in cui crescono disuguaglianze, si sommano nuove e vecchie povertà, la disoccupazione e la precarizzazione del lavoro ormai ha raggiunto una soglia di insostenibilità. Permangono le condizioni di tanti e tanti lavoratori espulsi dai processi produttivi, allontanati da ogni prospettiva di una nuova allocazione lavorativa o di un pensionamento. 

In tale scenario la Basilicata può ritrovare la strada della crescita solo con un aumento della spesa in ricerche e sviluppo, in attività di incentivazione dell'occupazione, in particolare quella giovanile, per ridurre in modo significativo il livello di povertà. 

Nella sezione dei settori su cui concentrare la politica degli investimenti occorre lavorare sulle vocazioni specifiche del territorio per attirare nuovi investitori e migliorare così la competitività dei sistemi produttivi locali già presenti. 

Le risorse che l'Europa metterà a disposizione per la nostra regione rappresentano un'occasione particolarmente significativa per sostenere il recupero dell'economia lucana ed il rilancio così del sistema produttivo verso traguardi di innovazione e di competitività essenziali per concorrere in modo vincente alla sfida del futuro. 

Questo, però, sarà possibile soltanto se riusciremo a darci obiettivi credibili e soprattutto facilmente dimostrabili e raggiungibili. 

L'Europa deve essere un nuovo sportello per creare lavoro, un treno nuovo, una grande infrastruttura, la rivalutazione di un centro storico, la banda ultra larga presente in ogni angolo della regione. Immagino una Basilicata modello tra regioni italiane ed europee per capacità di rinnovamento e cambiamento verde, legato soprattutto al paradigma green, alla gestione ambientale, alla produzione energetica, capace così di influenzare non solo l'economia ma anche la società, i comportamenti personali e la struttura socioeconomica nel suo complesso. 

Si apre, oggi, una fase di sfida, spero lungimirante, una sfida straordinariamente importante, che richiama tutti alle nostre responsabilità. 

Il governo regionale, noi tutti quindi, dobbiamo mostrarci capaci di offrire prospettive di crescita, fermi sulle decisioni ed aperti al confronto. 

Amministrare un territorio in maniera intelligente, secondo me, vuol dire farlo insieme ai cittadini, farlo per il benessere dell'intera comunità. Essi sono portatori di bisogni e programmare interventi di sviluppo significa migliorare la qualità della vita dell'intera comunità lucana. 

Quanto di nuovo scriveremo e decideremo nell'attuazione della spesa dei fondi comunitari deve rappresentare un modello di costruzione collegiale, un binario virtuoso che deve coinvolgere i Sindaci del nostro territorio, il mondo economico, sociale e quello culturale. 

Auspico che questa nuova programmazione e tutti gli interventi, le azioni che seguiranno a partire da tali linee guida vadano in questa direzione, una cooperazione che si addice agli obiettivi strategici da perseguire ed in generale alle politiche di sviluppo, rivolta ai luoghi, ai territori, alle comunità e che richiede maggiore consapevolezza e responsabilità da parte di tutti i protagonisti, che siano pubblici o no. 

Cambiare visione e prospettiva, vedere quindi nei fondi uno strumento capace di far crescere un tessuto sociale, di creare rete fra i soggetti coinvolti e quindi creare dei programmi di qualità, deve essere alla base del nuovo processo di programmazione. 

In un contesto dove gli effetti della crisi economica regionale e nazionale non sembrano prossimi ad esaurirsi abbiamo l'obbligo di chiamare a raccolta tutte le risorse per proseguire un'efficace azione di contrasto, senza trascurare visione di prospettiva per la crescita, capaci così di gettare concretamente le basi per una nuova fase di sviluppo. 

Ed è un bene, Presidente, che tutta la programmazione 2014-2020 sia fortemente orientata alla strategia europea 2020, sulla crescita che prevede tra le tre priorità una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva. Dobbiamo essere in grado di conciliare la domanda di innovazione e riqualificazione del tessuto produttivo con l'esigenza di coesione. 

La politica regionale vince, la Basilicata cresce se sapremo operare ponendo indirizzi positivi di politica industriale ed economica coerenti ed omogenei, assicurando nel contempo una forte attenzione alla coesione, alla differenziazione delle peculiarità dei nostri territori. 

Sono tre gli aspetti chiave da cui dobbiamo partire: contesto produttivo, lavoro e cittadinanza. Se la nostra regione, ed in particolare le aree più interne, non sono soddisfatte dei servizi essenziali, non si può vivere, non si può chiedere ai cittadini di restare, si condanna la Basilicata all'oblio, ad una morte certa. 

Se il contesto produttivo è in difficoltà, se il lavoro manca non è altro che il territorio a morire. E il mio pensiero va alla grande sul tema dell'inclusione sociale, il fine dei fondi strutturali 2014-2020 è infatti quello di rilanciare uno sviluppo coeso per la regione, tenere insieme le nostre comunità; nelle scelte, nell'individuazione di politiche e programmi, dobbiamo tener sempre presente i temi del contratto alla povertà e all'inclusione sociale. 

Bisogna consentire a tutti i cittadini l'accesso alle risorse di base, ai servizi sociali e culturali, al benessere di livelli di servizio socialmente accettabili nelle molteplici mansioni del proprio vivere. Mi riferisco ad istruzione, sicurezza, salute, casa ed ambiente, un'inclusione integrata che contribuisca a rendere i soggetti svantaggiati o a rischio povertà sia economicamente che socialmente inseriti. 

Questo significa stare attenti a non commettere gli errori passati, significa uscire da una logica meramente assistenzialista, consolidare un modello di contrasto alla povertà che combina e subordina elementi di sostegno al reddito con la presa in carico per percorsi di inserimento lavorativo, sociale e di salvaguardia. 

Nell'attuazione di programmazione regionale, Presidente, dobbiamo prevedere attività di accompagnamento all'inserimento sociale e lavorativo delle categorie particolarmente fragili, quindi dei progetti mirati in grado di compensare le maggiori difficoltà occupazionali, ad esempio incentivi all'occupazione, con particolare riferimento alle donne, verso investimenti in istruzione e formazione di qualità, specialmente di tipo tecnico e professionale, con particolare riguardo al settore ad alto valore aggiunto verso la programmazione e l'attuazione di interventi integrati e contestuali di politica attiva, passiva e di sviluppo industriale e territoriale. 

Dobbiamo favorire l'occupazione, la qualità del lavoro, la coesione sociale attraverso investimenti ingenti sul capitale umano. 

Penso a politiche di sviluppo e politiche attive del lavoro su cui improntare la programmazione con misure di carattere preventivo, relative a situazioni incipienti di difficoltà, verso l'elevamento dei livelli di efficacia e di qualità dei servizi per l'impiego, la valorizzazione dell'alternanza istruzione, formazione e lavoro, e l'impiego dei dispositivi che più incentivano la componente formativa professionalizzante dell'attività, quindi tirocinio ed apprendistato. 

La promozione dell'auto impiego e dell'auto imprenditorialità in particolare attraverso l'esperienza in materia di micro credito, le forme di sostegno all'inserimento lavorativo degli immigrati e dei disabili maggiormente. 

I fondi comunitari rappresentano un'occasione, se non l'unica, per assicurare ai cittadini un posto di lavoro, garantire loro l'indipendenza e la sicurezza finanziaria, sviluppare un senso di cittadinanza felice. 

Tali fondi devono finanziare in maniera critica e finalizzata, progetti realmente in grado di fornire alle persone in difficoltà ed a gruppi svantaggiati le competenze per trovare il lavoro ed usufruire delle stesse opportunità riservate agli altri. 

Occorre pensare ad una formazione mirata operando un collegamento sempre più intensivo e virtuoso tra scuole e contesto produttivo locale. 

Penso ai tanti giovani senza occupazione costretti a lasciare i nostri paesi. 

Questo è il momento di migliorare in termini di efficienza e di efficacia il sistema istruzione e formazione. 

Assicurare ai giovani competenze spendibili sul mercato del lavoro regionale. 

Tra le priorità anche la riduzione del tasso di abbandono scolastico ed il miglioramento delle opportunità di istruzione professionale ed universitaria. 

Credo sia rilevante prevedere una quota preponderante al fondo, finalizzata soprattutto agli investimenti nell'istruzione, nella formazione, mi riferisco a quella professionale, per le competenze e per l'apprendimento permanente, prioritariamente orientato ad intervenire sulla dispersione e sulle competenze degli studenti con azione ancora più che in passato esplicitamente diretta alle situazioni di maggiore fragilità. 

Dobbiamo perseguire su risultati rivolti all'irrobustimento di competenze, in relazione alle esigenze di preparazione di figure specialistiche con un'attenzione generale alle competenze digitali ambientali per i temi dell'energia e della gestione delle risorse culturali e destinazioni turistiche. Rafforzare i presidi di istruzione e formazione professionale più direttamente collegata alle realtà produttive locali.

In questi anni di tagli, di spending review, di recessione e di patto di stabilità, il finanziamento europeo è stato lo strumento principale che ha permesso la tenuta sociale con interventi sulla cassa integrazione e il riorientamento dei lavoratori e delle lavoratrici espulsi dal mercato del lavoro. E non dobbiamo mai dimenticare che dietro numeri, dietro bandi, avvisi pubblici, dietro risultati non sempre soddisfacenti, ci sono persone, giovani, donne e disoccupati, artigiani e piccoli imprenditori che con il proprio talento, grazie al sostegno dei fondi, possono avviare investimenti produttivi e personali che permettano loro di crescere e far crescere la nostra regione. 

È indispensabile contrastare il fenomeno della frammentazione del sistema economico e produttivo locale che trae origine dalla prevalenza delle micro aziende. 

Una frammentazione espressa anche nella dispersione territoriale delle realtà economiche, di legami tendenzialmente deboli tra imprese e sistemi locali. 

Occorre mettere in atto iniziative che facilitano la propensione all'innovazione ed alle internalizzazioni con azioni di sostegno del sistema produttivo regionale, attraverso strategie multi settoriali ed integrate, fondate soprattutto sulle specializzazioni territoriali e sulle valorizzazioni delle competenze, in grado di attivare la cooperazione tra i sistemi della ricerca e dell'impresa. 

In tal contesto l'Agenda digitale assume un ruolo centrale, sia per conseguire obiettivi di crescita, come conseguenza di un miglioramento della produttività delle imprese e dell'efficienza della pubblica amministrazione, sia di inclusione sociale in termini di maggiori opportunità di partecipazione ai benefici della società della conoscenza. 

L'Agenda digitale non è un documento programmatico di settore, né è solo l'articolazione di un insieme di azioni o interventi, ma è innanzitutto un'idea di futuro, una visione di Basilicata. 

Investire nelle infrastrutture digitali, favorendo lo sviluppo di rete a banda ultra larga nelle principali aree industriali regionali, significa agevolare la modernizzazione del sistema economico nel contesto locale, in particolare per i settori ad alta specializzazione, per massimizzare i benefici a fronte degli investimenti fatti ed ottenere i vantaggi socio-economici stabiliti grazie ad un mercato digitale unico e qualificato. 

Dobbiamo rafforzare il settore Information e Comunication tecnology e la sua diffusione e i processi produttivi delle piccole e media imprese, in particolare nei settori con maggiore potenzialità di crescita, coerentemente con la strategia di smart realize. 

Favorire la creazione di start up innovative, realizzare sistemi digitali che possono offrire informazioni, servizio agli utenti in modo integrato e porre le condizioni per la creazione e lo sviluppo di Smart City e Community,. 

Il risultato atteso si sostanzia, nel resto, nel miglioramento della capacità istituzionale ed amministrativa della Pubblica Amministrazione della Basilicata, di realizzare così politiche efficienti e di sistema attraverso l'utilizzo strategico delle ITT digitalizzando i processi di Back Office e Front Office, garantendo la fruizione di servizi digitali a cittadini ed ad imprese. 

Promuovere un'economia più smart significa considerare anche la questione della sostenibilità. 

La crescita sostenibile ha come obiettivo la promozione di un'economia più efficiente sotto il profilo delle risorse, più verde e più competitiva, combinando sostenibilità energetica, e quindi risparmio energetico e incremento delle fonti rinnovabili, e sostenibilità ambientali inserendosi nel concetto più ampio di green economy. 

Dobbiamo identificare le risorse e gli assett caratteristici della nostra Regione, concentrando le risorse disponibili su poche priorità in modo da poter proseguire utilmente nel medio e lungo periodo risultati di un certo rilievo sul contesto socio economico regionale. 

Attivare le potenzialità locali facendo leva sulle nostre peculiarità e sui nostri punti di forza, sui talenti, attraverso all'accesso e innovazione di promozione di una nuova imprenditorialità. In tal contesto, la nuova fase di programmazione deve sviluppare un nuovo modello di sviluppo economico incentrato sulla valorizzazione degli investimenti nella ricerca e nell'innovazione per una specializzazione intelligente, una trasformazione economica integrata. 

Le potenzialità del territorio spingono a proseguire sull'eccellenza agro alimentare, sull'ambiente e sull'eccellenza sociale rurale. 

Penso all'agricoltura, alla gestione sostenibile delle risorse naturali, allo sviluppo equilibrato delle zone rurali; la Basilicata si gioca molto del suo futuro nel successo di una strategia di competitività dell'agricoltura e del suo settore agro-alimentare. 

Non può disperdere le risorse al di fuori di una strategia fortemente innovativa e cooperativa dal lato delle imprese ma anche dei territori. 

Va avviata una nuova partnership pubblico-privata, che sappia traghettare le regioni oltre la crisi, verso un nuovo modello sostenibile di crescita e di sviluppo che consenta una maggiore vivibilità delle aree rurali, una maggiore redditività dei sistemi economici ed una maggiore tutela delle risorse ambientali. 

Ciò significa, sostenere l'innovazione nella produzione agro-alimentare, sviluppare cooperazione e dunque progetti di rete di impresa tra università e centri di ricerca, promuovere la competitività attraverso sostegno agli investimenti agricoli, agro-industriali e agro-forestali ed all'insediamento dei giovani, promuovere le qualità del Made in Basilicata, a sostenere quindi l'integrazione di filiera dei nostri prodotti tipici. 

Ciò implica un lavoro finalizzato all'eccellenza ambientale del territorio rurale della Basilicata che significa a questo punto salvaguardare le risorse naturali e promuovere la sostenibilità ambientale ed energetica. 

Un processo di valorizzazione sia in termini di competitività, di sviluppo e di benessere dei territori. 

I fondi comunitari devono essere utili a favorire una qualificazione ed una innovazione nelle reti infrastrutturali per migliorare i servizi sociali ed assistenziali, non solo di Potenza, di Matera e dei grandi centri della Regione, ma anche e soprattutto dei nostri piccoli centri storici a rischio di abbandono, delle campagne e delle aree interne della Basilicata, che vivono il periodo più difficile della loro storia. 

Ritengo rilevante, in tale prospettiva, porre particolare attenzione nell'approccio relativo alle aree interne che significa mettere in campo non solo risorse, ma soprattutto modelli di interventi basati su nuove tecnologie, ma anche i nuovi modelli di interventi a partire da scuola, sanità e mobilità. 

Dobbiamo spingere ancora di più alla tutela e difesa delle aree interne. 

I fondi comunitari devono essere utilizzati per rilanciare le attività agricole, ristrutturare i borghi, favorire interventi nelle scuole, avviare quel processo di infrastrutturazione digitale ed incrementare progetti culturali e sociali. 

Tali interventi devono condurre a risultati in termini di demografia, turismo e crescita economica. 

Disegnare questa strategia significa tutelare il territorio e la sicurezza degli abitanti. 

Intervenire in modo sporadico ed emergenziale sui suoli e sulle risorse fisiche territoriali, adottare strumenti di piano che aumentano i fattori di rischio naturale, trascurare la manutenzione ordinaria e continua degli invasi e dei corpi idrici, dei versanti e delle aree boschive e di quelle incolte ed ancora quelle di più degli insediamenti che siano agricoli, ma anche dei borghi antichi e dei piccoli insediamenti e così come dei sentieri, determina rischi elevati per l'ambiente e per la popolazione, costi assai cospicui per gli interventi di rimedio e talora anche per vite umane, in cui sappiamo che il costo è altissimo. 

La nuova programmazione non può non tener conto della messa in sicurezza del suolo, messa in sicurezza che significa garantire la continuità di quella straordinaria biodiversità climatica e naturale che ha a sua volta favorito la diffusione e la sopravvivenza dei prodotti agricoli che sono così diversi nella nostra regione e che deve tradursi in nuove e diffuse opportunità di sviluppo, sia in termini di crescita sia di inclusione sociale. Una valorizzazione adeguata delle aree interne e quindi dei boschi, delle valli, dei fiumi, delle cime e dei borghi può consentire nuove e significative opportunità di produzioni e di lavoro, nei comparti del turismo, dei servizi sociali e dell'agricoltura, dove l'idealità ecologica può divenire politica agricola attiva. 

Dalla rivitalizzazione e valorizzazione degli antichi mestieri dove possono combinarsi saperi stratificati ed innovazione. L'Agenda digitale, la strategia delle aree interne, coesione sociale devono essere a mio parere le principali focalizzazioni territoriali presenti nella politica di coesione 2014-2020. Le principali prospettive che trovano possibilità di collegamento e sinergia, nel comune impianto conoscitivo ed attuativo della programmazione. E qui, Presidente, vorrei chiedere un monito che ciascuno di noi non può non cogliere: non basta, non può bastarci l'essere virtuosi nell'utilizzo dei fondi; il nostro obiettivo non è quello di spendere tutto, rendicontare fino all'ultimo centesimo. Già da oggi dobbiamo avviare un processo virtuoso della macchina amministrativa, con l'obbligo di accelerare le pratiche per accedere ai finanziamenti, velocizzare i pagamenti, pubblicizzare maggiormente le opportunità offerte dai vari fondi. 

In una fase di congiuntura economica da cui sembra impossibile uscire, l'unica strada giusta da perseguire è stimolare gli investimenti, le nuove occasioni di lavoro e di sviluppo. L'eccellenza dell'esperienza nell'utilizzo di fondi strutturali non può cogliersi unicamente sotto il profilo quantitativo, quindi non è che dobbiamo pensare a quanti bandi sono stati fatti, quant'è la spesa complessiva, quanto è stato stanziato, quanto è stato rendicontato, come accennavo prima. Nei prossimi sette anni noi dobbiamo sviscerare l'aspetto qualitativo, vale a dire la capacità di saper utilizzare i fondi in modo da farli aderire alle specificità del tessuto sociale, produttivo e paesaggistico della nostra regione. 

Dobbiamo essere in grado di portare a casa risultati misurabili, visibili, immediati in termini di crescita, di sviluppo, di innovazione e soprattutto in termini di occupazione. Non possiamo permettere che all'attesa della realizzazione fisica di azioni non seguono benefici per i cittadini per il lavoro e per le imprese. 

Tempi previsti e sorvegliati. Non può esistere innovazione se non prendiamo sul serio la situazione dei progetti avviati ed i tempi di realizzazione. La scarsa attenzione al tempo è uno dei principali mali dell'azione pubblica, con effetti particolarmente gravi nel caso degli investimenti per lo sviluppo. 

Chiedo, Presidente, e mi avvio alle conclusioni, di non perdere di vista l'orizzonte temporale della spesa dei programmi comunitari che significa una programmazione ordinata, coerente con gli obiettivi. Se vogliamo utilizzare le risorse europee per cambiare nel profondono il volto di questa regione, occorre in questa fase storica e in questa programmazione spingere il tutto sulle capacità di proposizione di progetti più concreti, più visibili, che diano risposte immediate e soprattutto misurabili. 

Se davvero la Basilicata vuole afferrare e conquistare il futuro, non possiamo limitarci solo a sognarlo, immaginarlo, parafrasando così Pascal, è ora l'ultimo atto per renderlo reale.

 

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